Tuesday, April 7, 2020

Anniversary (a poem)

Anniversary




It’s a cycle of death today on this blooming day of spring.
With April comes restrained optimism and tearful eyes.
“We’d love to keep you but we can’t.”
And so the same fate is handed to my colleague on her birthday.
We find ourselves adrift on stormy seas of uncertainty.
Then my mother raking the heavy leaves asks, “You know your nonna died today?”
The birds sing, and I remember how much my grandmother loved them.
How many nonni and how many parents have disappeared into the blasting sirens as children from the window wave goodbye?
“I love you but we can’t be together.”
How many of their stories got to be told?
Have yet to be told?
How many memories were written down?
How many others forgotten?
The weight of mortality,
An insidious invader,
Settles into humanity’s hearts and lungs.
My only fear would be to transmit this new malady to my mother.
So I stay inside, tend to the garden, and pass the time anyway I can.
The mind wonders, the connections grow, and the dead, hopefully, are with us.
Those who survive have no choice but to land on their feet.
Everything endures until it doesn’t.
None of us shall remain forever to see it.
I hold onto the faith that our beloved will watch us from above until we shall one day join them.
This just gives me peace but is not required by reason.
I want to believe in a plan.
The power of search is motive enough to traverse the roughest waters.


-RG, 4/7/20




Oggi è la morte che ci gira intorno in questa primavera in fiore.
Arriva in aprile l’ottimismo, moderato, con ancora le lacrime agli occhi.
«Vorremmo tenerti ma non possiamo».
Lo stesso accade alla mia collega il giorno del proprio compleanno.
Siamo in un mare tempestoso alla deriva senza bussola.
Poi mia mamma, spazzando foglie pesanti, mi dice: «Sai che tua nonna è morta in questo giorno?»
Sento cantare gli uccellini e mi ricordo quanto mia nonna li amava.
Chissà quanti nonni e quanti genitori sono stati portati via a suon di sirene spiegate mentre figli e nipoti li salutano dalla finestra?
«Ti voglio bene ma non possiamo stare insieme».
Chissà quante storie avrebbero potuto raccontare?
E quante ancora da raccontare?
Chissà quanti ricordi messi per iscritto?
E quanti altri dimenticati?
La consapevolezza della mortalità,
Invasore maligno,
Penetra nei polmoni e nei cuori dell’umanità.
L’unica mia paura sarebbe quella di trasmettere la malattia a mia madre.
Io allora resto dentro, mi prendo cura del giardino, passo il tempo come posso.
La mente rigira, i legami aumentano, e si spera i morti siano sempre con noi.
I sopravvissuti non possono fare altro che arrangiarsi.
Tutto è eterno finché dura.
Nessuno sarà in grado di rimanere, di vederlo.
Io continuo ad avere fiducia nella protezione dei nostri cari finché un giorno ci rincontreremo.
Almeno così avrò la pace senza bisogno di spiegare.
Voglio crederci ancora.
La ricerca è capace di domare le acque più agitate del mondo.


-RG, 7/4/20

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